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  • Come valutare la cantina di un immobile

    Come valutare la cantina di un immobile

    Quando si acquista o si vende un immobile, la cantina è spesso considerata un elemento secondario. In realtà, questo spazio accessorio può incidere in modo significativo sul valore complessivo della proprietà. Che si tratti di una compravendita o di una valutazione patrimoniale, sapere come valutare correttamente una cantina è essenziale per fare scelte consapevoli e vantaggiose. In questo articolo vedremo quali aspetti considerare per attribuire il giusto valore a una cantina, sia dal punto di vista funzionale che commerciale.

    Dimensioni e metratura

    Uno dei primi elementi da prendere in considerazione è la superficie. La metratura incide direttamente sulla possibilità di utilizzo dello spazio: una cantina di 3 mq è diversa, in termini di funzionalità e valore, da una di 15 mq. È importante anche distinguere se lo spazio è regolarmente accatastato come pertinenza dell’immobile principale, poiché questo influisce sulla rendita catastale e sulla tassazione.

    Accessibilità e posizione

    Una cantina facilmente accessibile, magari al piano terra o servita da ascensore, avrà sicuramente un valore maggiore rispetto a una situata in piani interrati profondi e difficili da raggiungere. Anche la vicinanza all’appartamento è un fattore rilevante: più la cantina è comoda da raggiungere, più ne aumenta la fruibilità.

    Stato di conservazione e umidità

    Un altro aspetto fondamentale è lo stato generale della cantina. La presenza di muffa, infiltrazioni o umidità può compromettere il valore dell’ambiente e limitarne l’utilizzo. Al contrario, una cantina asciutta, ben ventilata e mantenuta in buone condizioni sarà più appetibile sia in fase di vendita che di affitto.

    Sicurezza e impianti

    Alcune cantine sono dotate di impianti elettrici, illuminazione e sistemi di sicurezza come serrature rinforzate o videosorveglianza. Questi elementi, se presenti e certificati, rappresentano un valore aggiunto. Una cantina sicura e ben illuminata può essere utilizzata anche per conservare oggetti di valore o come spazio hobby.

    Utilizzo consentito e valore commerciale

    Non tutte le cantine possono essere utilizzate nello stesso modo. È bene verificare la destinazione d’uso nel regolamento condominiale e nel certificato catastale. Inoltre, in alcune città le cantine sono molto richieste e possono essere cedute o affittate separatamente: questo ne accresce il valore economico. In contesti urbani con poco spazio, una cantina può diventare un vero e proprio bene strategico.

    Valutare correttamente una cantina significa tenere conto di molteplici fattori: metratura, condizioni, posizione, sicurezza e possibilità di utilizzo. Sia per chi acquista sia per chi vende, una corretta valutazione può fare la differenza nella riuscita di una trattativa immobiliare. Affidarsi a un’agenzia esperta come Immobiliare BRAVA consente di ottenere una stima realistica e completa, valorizzando ogni spazio, anche quelli che sembrano secondari.

  • Cancellazione ipoteca: quando è automatica e quando serve farla

    Cancellazione ipoteca: quando è automatica e quando serve farla

    L’ipoteca è una garanzia reale che le banche o altri creditori possono iscrivere su un immobile per tutelarsi in caso di mancato pagamento di un debito, come ad esempio un mutuo. Una volta estinto il debito, tuttavia, l’ipoteca non si cancella sempre da sola: in alcuni casi serve una specifica richiesta, in altri invece la cancellazione avviene automaticamente. Ma quali sono le regole? In questo articolo vedremo nel dettaglio quando la cancellazione è automatica e quando deve essere espressamente richiesta, per evitare problemi in fase di vendita o nuova richiesta di finanziamento.

    Cos’è l’ipoteca e quando viene iscritta

    L’ipoteca viene solitamente iscritta su un immobile a favore della banca che eroga un mutuo. Questo le consente, in caso di inadempimento, di agire sull’immobile tramite pignoramento e vendita forzata, per recuperare le somme dovute.

    L’iscrizione è formale e pubblica, avviene nei registri immobiliari e resta valida fino a:

    • l’estinzione del debito
    • o, in ogni caso, venti anni dalla data dell’iscrizione (salvo rinnovazione).

    Cancellazione automatica

    La cancellazione automatica dell’ipoteca è prevista in caso di:

    • Mutuo fondiario regolarmente estinto
    • Estinzione dopo il 2 luglio 2007 (data di entrata in vigore della Legge Bersani, n. 40/2007)

    In questi casi, la banca è tenuta per legge a comunicare d’ufficio l’avvenuta estinzione del mutuo all’Agenzia delle Entrate – Conservatoria dei Registri Immobiliari, che provvede alla cancellazione senza costi per il cittadino e senza necessità di notaio.

    La cancellazione automatica avviene entro 30 giorni dalla comunicazione della banca, che ha tempo 30 giorni dall’estinzione del mutuo per trasmettere la richiesta.

    Quando la cancellazione va richiesta

    La cancellazione non è automatica nei seguenti casi:

    • Mutuo non fondiario
    • Ipoteca giudiziale (ad esempio per decreto ingiuntivo)
    • Ipoteca volontaria non connessa a un mutuo (ad esempio per prestiti garantiti da immobili)
    • Debiti estinti prima del 2007, in assenza di cancellazione

    In questi casi, è necessario:

    1. Richiedere l’assenso del creditore alla cancellazione
    2. Redigere un atto notarile o una dichiarazione autenticata
    3. Presentare il tutto in Conservatoria per ottenere la cancellazione

    Si tratta di una procedura a carico del proprietario, con tempi e costi variabili, spesso legati all’onorario notarile.

    Perché è importante cancellare l’ipoteca

    Un’ipoteca non cancellata, anche se il debito è stato estinto, rimane visibile nei registri immobiliari e può rappresentare un ostacolo:

    • Alla vendita dell’immobile
    • Alla richiesta di nuovi mutui o finanziamenti
    • Alla corretta valorizzazione del bene

    È dunque fondamentale verificare la situazione ipotecaria dell’immobile e, se necessario, intervenire per sanare o aggiornare la documentazione.

     

    Conoscere le differenze tra cancellazione automatica e cancellazione su richiesta dell’ipoteca è essenziale per chi possiede un immobile o sta valutando di venderlo. Una verifica tempestiva può evitare ritardi, spese aggiuntive e complicazioni in fase di compravendita.

    Immobiliare BRAVA offre assistenza completa anche su questi aspetti, con un team di consulenti preparati per guidarti nella gestione della documentazione e nella verifica ipotecaria dell’immobile.

     

  • Immobile in comproprietà: diritti e limiti da conoscere

    Immobile in comproprietà: diritti e limiti da conoscere

    L’immobile in comproprietà è una situazione frequente nel mercato immobiliare italiano, soprattutto in seguito a successioni ereditarie, acquisti congiunti tra familiari o coniugi, o donazioni. Quando un bene immobile è intestato a più persone, ciascun comproprietario detiene una quota ideale dell’intero, senza un’esatta divisione fisica della parte di sua spettanza. Ma quali sono i diritti e i limiti di chi si trova in questa condizione? In questo articolo analizziamo tutti gli aspetti fondamentali per gestire correttamente un bene in comunione.

    Cosa significa comproprietà

    La comproprietà è regolata dagli articoli 1100 e seguenti del Codice Civile. Ogni comproprietario è titolare di una quota ideale (espressa in frazioni: 1/2, 1/3, 1/4, ecc.), che gli conferisce diritti e doveri sull’intero immobile, non su una porzione specifica. Ad esempio, se due fratelli ereditano una casa al 50%, ciascuno ha diritto sull’intera abitazione in pari misura, non su stanze separate.

    I diritti del comproprietario

    Chi detiene una quota di un immobile in comproprietà ha diritto a:

    • Utilizzare l’immobile in modo conforme alla sua destinazione e senza impedire l’uso agli altri comproprietari.
    • Percepire eventuali frutti (affitti, canoni) in proporzione alla quota.
    • Partecipare alle decisioni relative alla gestione ordinaria o straordinaria dell’immobile.
    • Vendere la propria quota, anche senza l’accordo degli altri (con alcune limitazioni che vedremo).

    In caso di uso esclusivo dell’immobile, è necessario l’accordo tra tutti i comproprietari. In mancanza, chi utilizza il bene in modo esclusivo può essere obbligato a pagare un’indennità agli altri.

    I limiti della comproprietà

    Essere comproprietari comporta anche una serie di limitazioni:

    • Non è possibile disporre autonomamente dell’intero immobile, ma solo della propria quota.
    • Le decisioni di ordinaria amministrazione (come manutenzione, gestione spese, affitto) devono essere prese a maggioranza in base alle quote.
    • Le decisioni straordinarie, come la vendita dell’intero immobile o modifiche sostanziali, richiedono l’unanimità.
    • Un singolo comproprietario non può obbligare gli altri alla vendita, ma può agire per ottenere la divisione del bene.
    Divisione e uscita dalla comunione

    Se uno o più comproprietari desiderano sciogliere la comunione, possono richiedere:

    • La divisione consensuale, se c’è accordo tra le parti (con eventuale assegnazione delle porzioni).
    • La divisione giudiziale, che può portare alla vendita forzata del bene con ripartizione del ricavato.

    Un comproprietario può anche proporre agli altri l’acquisto delle sue quote, oppure acquistare quelle altrui e diventare unico intestatario dell’immobile.

    Vendita della propria quota

    Il singolo comproprietario ha diritto di cedere la propria quota, ma gli altri detentori godono del diritto di prelazione (acquisto preferenziale alle stesse condizioni offerte da terzi). Questo diritto tutela gli altri da ingressi indesiderati nella comunione.

    Gestire un immobile in comproprietà richiede equilibrio, consapevolezza giuridica e spesso anche una buona dose di mediazione tra interessi diversi. Conoscere i diritti e i limiti previsti dalla legge è fondamentale per evitare conflitti, tutelare il proprio patrimonio e prendere decisioni strategiche.

    Se hai dubbi o stai valutando la vendita o l’acquisto di una quota, Immobiliare BRAVA può affiancarti con consulenza personalizzata e supporto operativo in ogni fase della gestione.

  • Agibilità e abitabilità: differenze e cosa sapere

    Agibilità e abitabilità: differenze e cosa sapere

    Nel settore immobiliare, i termini agibilità e abitabilità vengono spesso utilizzati in modo intercambiabile, ma in realtà indicano concetti diversi, regolati da normative specifiche. Comprendere la distinzione tra i due è fondamentale per chi sta acquistando, vendendo o ristrutturando un immobile. In questo articolo vedremo cosa significano, quali sono le principali differenze e quali implicazioni hanno in una compravendita.

    Cosa si intende per agibilità

    L’agibilità è il certificato che attesta la sicurezza, la salubrità e l’igiene di un immobile, oltre alla conformità agli standard di risparmio energetico e accessibilità previsti dalla legge. È disciplinata dal Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/2001), che ha unificato le nozioni di agibilità e abitabilità, sostituendole con un unico concetto esteso a tutte le tipologie di immobili: residenziali, commerciali, produttivi, ecc.

    L’agibilità, quindi, non riguarda solo le abitazioni, ma anche uffici, negozi, capannoni industriali e ogni altro tipo di costruzione destinata a un uso continuo da parte delle persone.

    Il certificato di agibilità viene rilasciato dal Comune su richiesta del proprietario o del tecnico abilitato, dopo la conclusione dei lavori e il rispetto di tutte le normative tecniche e urbanistiche.

    Cosa si intende per abitabilità

    L’abitabilità è un concetto più specifico, legato esclusivamente agli immobili a uso residenziale. In passato, il certificato di abitabilità serviva ad attestare che una casa potesse essere abitata da persone in modo stabile, rispettando requisiti minimi di:

    • areazione e illuminazione naturale
    • altezze interne minime
    • impianti funzionanti e a norma

    Dal 2001, però, il certificato di abitabilità è stato assorbito in quello di agibilità. Oggi, dunque, non si rilasciano più certificati separati: esiste un unico certificato di agibilità, che vale anche come abitabilità per gli immobili residenziali.

    Le principali differenze

    Anche se oggi il concetto è unificato, è utile ricordare le principali differenze storiche e funzionali:

    • L’agibilità riguarda qualsiasi tipo di immobile (residenziale e non), mentre l’abitabilità si riferisce solo alle abitazioni.
    • L’abitabilità era focalizzata sul comfort abitativo, mentre l’agibilità include anche aspetti di sicurezza strutturale, normativa energetica e accessibilità.
    • Nelle compravendite di immobili datati, può ancora emergere la distinzione, soprattutto se i certificati risalgono a prima del 2001.
    Perché è importante in una compravendita

    In una compravendita immobiliare, la presenza del certificato di agibilità è un elemento essenziale. La sua assenza non rende nullo l’atto di compravendita, ma può comportare difficoltà nella richiesta di mutui, nel cambio di residenza, nella stipula di contratti di fornitura, e può ridurre il valore dell’immobile.

    È buona prassi richiedere sempre questo documento prima dell’acquisto, o regolarizzarne l’assenza tramite tecnico abilitato.

    Conoscere le differenze tra agibilità e abitabilità è fondamentale per chi compra o vende casa. Sebbene oggi sia previsto un unico certificato, le implicazioni pratiche restano rilevanti, soprattutto negli immobili più datati o in caso di ristrutturazioni. Affidarsi a professionisti del settore, come Immobiliare BRAVA, significa ricevere assistenza completa nella verifica documentale e nella gestione dell’intera pratica.

  • Proprietà indivisa: come vendere o acquistare una quota

    Proprietà indivisa: come vendere o acquistare una quota

    La proprietà indivisa è una forma di comproprietà in cui due o più soggetti detengono congiuntamente i diritti su un bene, senza che sia materialmente divisa la porzione spettante a ciascuno. Questo accade, ad esempio, quando si eredita un immobile in più persone o quando si acquista una casa in comunione. Ma cosa accade se uno dei comproprietari vuole vendere o acquistare una quota dell’immobile? Quali sono i diritti, le tutele e le procedure previste dalla legge? In questo articolo facciamo chiarezza su come gestire correttamente queste situazioni.

    Cos’è una proprietà indivisa

    La proprietà indivisa si verifica quando un immobile è intestato a più persone contemporaneamente, che ne detengono una quota ideale, ma non fisicamente separata. Nessun comproprietario può vantare diritti esclusivi su una parte specifica della casa, salvo diversa indicazione contrattuale o successiva divisione.

    Situazioni di proprietà indivisa sono comuni in caso di successioni ereditarie, acquisti in comunione legale tra coniugi, o investimenti immobiliari con altri soggetti.

    Vendita di una quota: è possibile?

    Sì, ogni comproprietario ha il diritto di vendere la propria quota dell’immobile, anche senza il consenso degli altri. Tuttavia, la legge riconosce agli altri comproprietari il diritto di prelazione: in caso di vendita a un terzo estraneo, devono essere informati della proposta d’acquisto e possono esercitare la prelazione, acquistando alle stesse condizioni entro 60 giorni.

    Attenzione: vendere una quota indivisa può risultare poco appetibile per gli acquirenti, poiché non garantisce il pieno possesso del bene, ma solo una comproprietà.

    Acquisto di una quota: cosa sapere

    Chi intende acquistare una quota indivisa deve valutare con attenzione:

    • L’utilizzabilità del bene: in molti casi non sarà possibile disporre liberamente dell’immobile senza accordo con gli altri proprietari.
    • Le spese comuni: l’acquirente subentra nei diritti ma anche nei doveri, come le spese condominiali o straordinarie.
    • Il rischio di contenziosi: se i rapporti tra i comproprietari sono tesi, possono nascere conflitti sulla gestione dell’immobile.
    Divisione e scioglimento della comproprietà

    Quando uno o più comproprietari desiderano sciogliere la comunione, possono:

    • Chiedere una divisione consensuale, se c’è accordo tra le parti.
    • Richiedere la divisione giudiziale, che può portare alla vendita all’asta del bene e alla ripartizione del ricavato.

    In alternativa, un comproprietario può acquistare le quote degli altri, diventando proprietario esclusivo dell’immobile.

    Gestire l’acquisto o la vendita di una quota in proprietà indivisa richiede attenzione e consapevolezza degli aspetti legali, fiscali e relazionali. Affidarsi a professionisti del settore immobiliare, come Immobiliare BRAVA, significa poter contare su consulenze qualificate per valutare ogni passaggio e prendere decisioni strategiche.

  • Acquisto seconda casa: cosa cambia a livello fiscale

    Acquisto seconda casa: cosa cambia a livello fiscale

    L’acquisto di una seconda casa è una scelta importante che comporta non solo valutazioni personali e patrimoniali, ma anche una serie di implicazioni fiscali da conoscere attentamente. Rispetto alla prima casa, infatti, il trattamento fiscale per una seconda abitazione è decisamente meno vantaggioso. In questo articolo analizziamo cosa cambia, quali sono le tasse da sostenere e come orientarsi per evitare sorprese.

    Differenze fiscali tra prima e seconda casa

    Quando si acquista una prima casa, si può accedere a una serie di agevolazioni fiscali: imposte ridotte, IVA agevolata (se si compra da un’impresa costruttrice), agevolazioni sull’IMU e l’esenzione della tassa di registro più bassa. Tutto cambia nel caso della seconda casa, ovvero un immobile che non risulta come residenza principale.

    Nel caso di acquisto di seconda casa da privato, l’acquirente dovrà versare:

    • Imposta di registro al 9% del valore catastale (contro il 2% della prima casa)
    • Imposta ipotecaria fissa: 50 €
    • Imposta catastale fissa: 50 €

    Se invece l’acquisto avviene da impresa, si applicano:

    • IVA al 10% (22% se si tratta di immobile di lusso)
    • Imposta di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa: 200 € ciascuna

    IMU e TASI: imposte ricorrenti sulla seconda casa

    Una delle differenze più impattanti riguarda l’IMU (Imposta Municipale Unica). A differenza della prima casa – esente per abitazione principale non di lusso – la seconda casa è sempre soggetta al pagamento dell’IMU. L’importo varia in base al Comune, che può stabilire aliquote diverse (generalmente tra lo 0,86% e l’1,06%) e in base alla rendita catastale rivalutata dell’immobile.

    Anche la TASI, oggi accorpata all’IMU, può influire sui costi, specie per chi dà in affitto l’immobile.

    Altre tasse da considerare

    Chi acquista una seconda casa deve tenere conto anche della tassa sui rifiuti (TARI), da pagare in base alla metratura e alla composizione del nucleo familiare, e di eventuali plusvalenze in caso di vendita entro 5 anni dall’acquisto: in questi casi la plusvalenza potrebbe essere tassata al 26%.

    Quando conviene acquistare una seconda casa?

    Acquistare una seconda casa può essere un investimento redditizio, specialmente se si prevede di affittarla o di utilizzarla come casa vacanze. Tuttavia, è fondamentale fare una stima precisa dei costi fiscali annuali, oltre a quelli di manutenzione, gestione e tasse sulla proprietà.

    Conoscere nel dettaglio cosa cambia a livello fiscale nell’acquisto di una seconda casa è fondamentale per prendere decisioni consapevoli. Rivolgersi a un consulente esperto o a un’agenzia immobiliare con competenze approfondite – come Immobiliare BRAVA – può aiutarti a valutare vantaggi e costi reali, evitando errori e ottimizzando l’investimento.

  • Donazione di immobili ai figli: vantaggi, rischi e costi

    Donazione di immobili ai figli: vantaggi, rischi e costi

    La donazione di immobili ai figli è una scelta sempre più frequente tra i genitori che vogliono anticipare il passaggio generazionale della proprietà. Ma prima di procedere, è importante valutare con attenzione vantaggi, costi e potenziali rischi legati a questo tipo di operazione.

    Che cos’è la donazione di un immobile?

    La donazione è un atto con cui una persona trasferisce gratuitamente un bene (in questo caso un immobile) a un’altra, con effetto immediato. Per essere valida, deve essere redatta da un notaio, alla presenza di due testimoni.

    Vantaggi della donazione ai figli

    Donare un immobile ai figli può portare diversi benefici:

    • Anticipazione della successione: evita eventuali conflitti futuri tra eredi

    • Ottimizzazione fiscale: se si dona ai figli, non si pagano imposte di successione fino a 1 milione di euro di valore per beneficiario

    • Gestione del patrimonio: permette ai genitori di scegliere in vita come distribuire i beni

    I costi della donazione

    La donazione comporta comunque alcuni costi notarili e fiscali, che dipendono dal valore dell’immobile e dalla relazione tra donante e beneficiario:

    • Imposta di registro: 200 euro

    • Imposta ipotecaria: 200 euro

    • Imposta catastale: 200 euro

    • Parcella notarile: variabile, in base al valore del bene

    • Eventuali spese per la trascrizione e voltura catastale

    Nel caso in cui l’immobile non sia “prima casa” per il donatario, si applicano imposte proporzionali.

    Rischi da considerare

    La donazione non è sempre la soluzione ideale. Tra i rischi più comuni:

    • Impugnabilità da parte di altri eredi entro 10 anni dalla morte del donante

    • Difficoltà nella rivendita dell’immobile: molti acquirenti e banche evitano di acquistare case donate, proprio per timore di future contestazioni

    • Revocabilità in alcuni casi, ad esempio per ingratitudine o sopravvenienza di figli

    Per questo è consigliabile valutare soluzioni come il trust, il patto di famiglia o la nuda proprietà in alternativa alla donazione tradizionale.

    La donazione di un immobile ai figli può essere uno strumento utile per la pianificazione patrimoniale, ma richiede una valutazione attenta dei costi, dei vincoli e delle conseguenze future. Prima di procedere, è sempre opportuno affidarsi a un notaio o a un consulente legale e fiscale per scegliere la formula più adatta al proprio caso.

  • Immobile vista mare: quanto incide la posizione sul prezzo?

    Immobile vista mare: quanto incide la posizione sul prezzo?

    Acquistare un immobile vista mare è il sogno di molti, ma anche un investimento immobiliare strategico. La posizione panoramica, infatti, incide in modo significativo sul prezzo al metro quadro, rendendo queste proprietà molto richieste e spesso fuori portata rispetto agli immobili più “interni”.

    Immobile vista mare: quanto costa?

    In media, un appartamento con vista diretta sul mare può costare dal 20% al 50% in più rispetto a un immobile simile ma privo di affaccio panoramico. La differenza varia in base a numerosi fattori:

    • Regione e località (Liguria, Sardegna, Costiera Amalfitana e Salento hanno quotazioni più alte)

    • Distanza reale dalla spiaggia

    • Tipologia della vista (fronte mare, laterale, parziale)

    • Esposizione e piano (più la vista è ampia e libera, più aumenta il valore)

    • Servizi e infrastrutture nelle vicinanze

    Secondo i dati più recenti, nelle zone costiere più esclusive i prezzi possono anche superare i 10.000 euro/mq per soluzioni con terrazze panoramiche, accesso diretto alla spiaggia e vista aperta.

    Perché gli immobili vista mare valgono di più?

    Oltre al fascino indiscusso del paesaggio, le case vista mare sono considerate beni rari e quindi ad alto valore percepito. Questo si traduce in:

    • Maggiore appetibilità sul mercato

    • Domanda costante sia per acquisto che per affitto turistico

    • Rendimento più alto in caso di locazione breve o stagionale

    Investimento o scelta di vita?

    Un immobile vista mare può rappresentare sia una scelta di qualità della vita, sia un investimento redditizio. In particolare, nelle aree a forte vocazione turistica, è possibile ottenere alti ritorni economici con affitti a breve termine, specie nei mesi estivi.

    La posizione è uno dei fattori principali che determinano il valore di un immobile. Quando si parla di case vista mare, l’incidenza sul prezzo è evidente e spesso giustificata non solo dalla bellezza paesaggistica, ma anche dalle opportunità economiche legate all’investimento. Per chi desidera comprare casa al mare, valutare attentamente l’esposizione, la distanza dalla costa e il contesto urbano è essenziale per fare un acquisto consapevole.

  • Certificazione energetica edifici: cosa sapere

    Certificazione energetica edifici: cosa sapere

    La certificazione energetica degli edifici, nota anche come APE (Attestato di Prestazione Energetica), è un documento obbligatorio in molte situazioni che riguardano la compravendita, la locazione o la ristrutturazione di immobili. Fornisce informazioni fondamentali sulla classe energetica dell’edificio e sull’efficienza dei consumi.

    Che cos’è l’APE e quando è obbligatorio?

    L’APE indica quanta energia consuma un edificio per il riscaldamento, il raffrescamento, la produzione di acqua calda sanitaria e l’illuminazione. La classe energetica, espressa in una scala che va da A4 (la più efficiente) a G (la meno efficiente), aiuta acquirenti e affittuari a valutare i costi energetici dell’immobile.

    L’APE è obbligatorio nei seguenti casi:

    • Vendita o locazione di un immobile

    • Ristrutturazioni importanti che coinvolgono oltre il 25% della superficie dell’involucro

    • Nuove costruzioni

    • Annunci immobiliari: la classe energetica deve essere indicata chiaramente

    Vantaggi per i proprietari

    Oltre a rappresentare un obbligo di legge, ottenere una buona certificazione energetica può rivelarsi vantaggioso:

    • Maggiore valore dell’immobile: una classe energetica alta può aumentare il prezzo di vendita o il canone di affitto

    • Risparmio energetico: migliorie suggerite dall’APE possono ridurre notevolmente i costi delle bollette

    • Accesso a incentivi: per gli edifici che migliorano la propria efficienza energetica, sono disponibili detrazioni fiscali e bonus (come il Superbonus o l’Ecobonus)

    • Migliore comfort abitativo: un edificio efficiente mantiene temperature più costanti e migliora la qualità della vita

    Sanzioni in caso di mancata certificazione

    In caso di omissione dell’APE, si rischiano sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 18.000 euro nei casi più gravi. Inoltre, in caso di compravendita o locazione senza APE, il contratto resta valido ma si incorre in multe per entrambe le parti.

    La certificazione energetica degli edifici non è solo un adempimento normativo, ma anche uno strumento prezioso per valorizzare il proprio immobile, risparmiare e contribuire alla sostenibilità ambientale. Affidarsi a un tecnico abilitato per redigere l’APE è il primo passo per fare scelte consapevoli, sia in fase di vendita che di ristrutturazione.

  • Cosa succede se il venditore si tira indietro dopo il compromesso

    Cosa succede se il venditore si tira indietro dopo il compromesso

    Il compromesso (o contratto preliminare) è un accordo vincolante in cui le parti si impegnano a concludere la compravendita di un immobile a una determinata data e condizioni. Ma cosa succede se il venditore decide di tirarsi indietro dopo aver firmato il compromesso?

    Il compromesso ha valore legale

    Molti sottovalutano il compromesso, ma si tratta di un contratto a tutti gli effetti. Quando viene firmato, le parti assumono obblighi giuridicamente vincolanti: l’acquirente si impegna a comprare, il venditore a vendere. Se una delle due parti non rispetta gli impegni presi, possono sorgere conseguenze legali importanti.

    Cosa rischia il venditore che si tira indietro

    Se il venditore non si presenta al rogito o rifiuta di vendere, l’acquirente ha diritto di:

    1. Chiedere l’esecuzione forzata del contratto, ovvero ottenere dal giudice una sentenza che tenga luogo del rogito notarile e trasferisca la proprietà.

    2. Richiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno, soprattutto se nel frattempo l’acquirente ha sostenuto spese (notaio, consulenze, mutuo, ecc.).

    3. Trattenere il doppio della caparra versata al momento del compromesso (se era una caparra confirmatoria).

    Caparra confirmatoria o penitenziale?

    • Se nel compromesso è stata versata una caparra confirmatoria, il venditore dovrà restituire il doppio della somma ricevuta.

    • Se invece si tratta di caparra penitenziale, la parte che recede perde la caparra o deve restituirla, ma non può essere costretta a concludere la vendita.

    Per questo motivo è fondamentale chiarire la natura della caparra al momento della sottoscrizione del compromesso.

    Cosa può fare l’acquirente

    In caso di ripensamento del venditore, l’acquirente può:

    • Inviare una diffida formale tramite avvocato.

    • Ricorrere al tribunale per ottenere il trasferimento coattivo dell’immobile.

    • Avviare un’azione legale per danni.

    Tirarsi indietro dopo il compromesso non è una scelta priva di conseguenze. Il venditore può trovarsi di fronte a richieste economiche importanti o addirittura alla vendita forzata dell’immobile. Per evitare contenziosi, è sempre meglio valutare con attenzione ogni impegno sottoscritto e, in caso di dubbi, consultare un legale prima di firmare.